lunedì 28 novembre 2016

Confettura di corbezzoli


confettura di corbezzoli

Lo abbiamo piantato una decina d'anni fa al limitare del giardino, quello che si affaccia sulla strada. Era poco più di un alberello quando lo portammo a casa, dopo aver dibattuto a lungo se preferirgli un acero dalle foglie rosso fuoco. 
Comprato al volo, una domenica mattina dal vivaio della città, con l'intenzione di chiudere un piccolo varco rimasto scoperto, tra le siepi  ancora scarne della recinzione, negli anni, quel piccolo arbusto, deve aver trovato, terreno e posizione, particolarmente favorevoli, perché oggi è diventato un albero vero e proprio, con un'ampia chioma che sovrasta tutto e reprime ogni tentativo, da parte degli altri cespugli, di farsi strada verso il cielo. 
Fronde esuberanti le sue, cariche tutto l'anno di foglie carnose di un verde intenso e dentellate ai margini, rami sempre nuovi che si intrecciano tra loro e che, diversamente dagli altri arbusti, accolgono contemporaneamente delicati fiori a campanula, che fruttificheranno l'anno prossimo, e grappoli di squisite bacche rosse che maturano proprio in questo periodo, vere leccornie per noi umani e per tutti gli esseri provvisti di ali del quartiere, api comprese che, durante la mattina e fin verso il primo pomeriggio, vi si riforniscono di un delizioso nettare.
La raccolta dei corbezzoli, avviene quindi, non senza qualche difficoltà, per cercare di non stizzire le api che lavorano alacremente di fiore in fiore e, nello stesso tempo, aver cara la pelle.

Il consiglio che mi sento di darvi è di cuocere le bacche subito dopo la raccolta perchè si deteriorano velocemente, oppure, tenerle in frigorifero per un giorno al massimo, ben stese su una teglia, se in un unico strato ancora meglio, per poi procedere al loro lavaggio e alla successiva cottura.
La confettura di corbezzolo è meno gelatinosa rispetto alle confetture a cui siamo abituati, piuttosto densa, proprio come una crema spalmabile e il suo gusto delicato mi ricorda quello della confettura di cotogne. 

confettura di corbezzoli

Ingredienti:
1 kg di corbezzoli
250 g di zucchero
1/2 limone
Procedimento
Mettete i corbezzoli in un colapasta e lavateli con delicatezza sotto acqua corrente fredda.
Trasferiteli in una casseruola con 1/2 bicchiere d'acqua e fate cuocere per una decina di minuti.
Con un passaverdura ricavate, dai corbezzoli, una purea che passerete ulteriormente attraverso un setaccio a maglia molto fitta per eliminare il più possibile la presenza di semini.
Rimettete la purea ottenuta ( la mia era esattamente 500 g ) in una casseruola, aggiungete il succo di mezzo limone e lo zucchero, portate ad ebollizione e cuocete per circa 30 minuti o fino a quando non si sarà sufficientemente addensata.
Con questa dose ne viene poco pù di un vasetto da 250 ml.


confettura di corbezzoli




confettura di corbezzoli

Alla prossima ricetta
Pippi



martedì 15 novembre 2016

Torta soffice con yogurt e pere


Torta soffice alle pere e yogurt

Adoro cercare sui libri o su eleganti siti web ricette inusuali di torte 'complesse': strati di spugnosa genoise, umettata da bagne e sciroppi di ogni tipo, farciti, sopra e sotto, di creme soffici, burrose e decorati con frutta caramellata, fiori brinati o bacche di ogni genere.
Immagino persino le foto che potrei scattare di quelle creazioni, le vedo già pubblicate in bella vista sul blog, assaporo, gongolandomi, i complimenti delle amiche/colleghe e l'incredulità mista ad ammirazione, spalmata sugli occhi dei miei commensali, mentre assaggiano.
Allora mi siedo, prendo appunti, leggo con attenzione le istruzioni, studio le proporzioni degli ingredienti da vera intenditrice, qualche volta provo, andando a memoria, a convertire le dosi dal sistema anglosassone al nostro, più preciso e rassicurante, sistema metrico, faccio, mentalmente, una scaletta delle varie fasi di lavorazione per preparare le basi, le creme, gli sciroppi, contemplo il tempo che ci vuole per assemblare il tutto, con precisione e mano ferma, senza incertezze, perché le sbavature nuocerebbero al risultato finale, passo in rassegna la lista di tutte le spatole, palette, stampini, rulli, tagliapasta, alzate girevoli, beccucci da pasticcere, consigliati, e che, naturalmente, non ho e, mi assale lo sconforto. 

Succede che a volte, per pigrizia, rinuncio a prescindere, chiudo il libro, spengo il pc e mi mangio un mandarino, consolandomi con il proposito di un acquisto a breve, su Amazon, di tutto ciò che mi manca.
Altre, se la voglia di dolce è nata proprio dalla pancia prima che dal cervello, se non sono tanto gli occhi a volersi compiacere, quanto il mio cuore che ha bisogno di un briciolo di conforto, prendo una ciotola, ci rompo quelle uova che avevo diligentemente tenuto a temperatura ambiente, le mescolo allo zucchero, amalgamo la farina e il lievito che mi diverto a far cadere a pioggia finissima dal setaccio, aggiungo, perché no, anche della frutta a fettine e una grattugiata di scorza di limone, inforno e, mi sento già meglio. 
E mentre aspetto che la torta cuocia, sferruzzo con fili di lana colorata. 


torta allo yogurt e pere


torta allo yogurt e pere

Ingredienti per una teglia da 24 cm di diametro:
2 o 3 pere, dipende dalla grandezza
1 limone non trattato, succo e scorza
3 uova intere
180 g di zucchero
125 ml di yogurt alla vaniglia
100 ml di olio di mais
240 g di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

zucchero a velo per decorare

torta allo yogurt e pere

Preriscaldate il forno a 170°.
Ungete una teglia rotonda e spolveratela con poca farina, scuotendo via quella in eccesso.
Lavate le pere, sbucciatele, togliete il torsolo, i semi, tagliatele in 4 spicchi ed affettatele finemente. Raccoglietele in una ciotola, spremetevi il succo di 1/2 limone, per non farle annerire, e mescolate. 
In una ciotola sgusciate le uova intere, unitevi lo zucchero e lavoratele con una frusta a mano, il tempo necessario affinché diventino chiare, leggermente spumose e lo zucchero si sarà sciolto del tutto.
Unite lo yogurt, l'olio, la scorza grattugiata del limone e un pizzico di sale.
Setacciate la farina con il lievito ed aggiungetela al composto poca alla volta, incorporandola bene. Unite anche le fettine di pera, amalgamate il tutto e versate questo composto nella teglia.
Infornate e cuocete per circa 45/50 minuti. *il tempo di cottura è sempre indicativo, non scordatelo mai, fate sempre riferimento a come si comporta il vostro forno e regolatevi di conseguenza.
Controllate sempre la cottura inserendo un bastoncino di legno o la punta di un coltello nel centro della torta, se uscirà umido oaddirittura tirandosi via l'impasto, rimettete la torta in forno e continuate la cottura per altri 5 minuti.
Quando la torta sarà cotta, lasciatela riposare nello stampo 5 minuti, poi sformatela e lasciatela sopra una griglia fino a quando sarà completamente raffreddata.
Prima di servirla, cospargete la superficie con dello zucchero a velo.

torta allo yogurt e pere


La prossima ricetta avrà come protagonisti piccolissimi frutti rossi.
A presto 
Pippi




giovedì 3 novembre 2016

Zuppa di ceci e castagne e il Calendario del Cibo Italiano



Zuppa di ceci e castagne

Sapete da cosa deriva il termine 'zuppa'? 
Dal gotico 'suppa' che significa 'pane inzuppato'.
La zuppa è infatti una minestra brodosa, senza pasta o riso, almeno in origine, ma composta soprattutto dai frutti dell'orto, in cui veniva inzuppato del pane raffermo. 
Le zuppe nascono, quindi, nelle cucine del popolo, dove la carne, troppo costosa, veniva sostituita degnamente dai legumi, tra cui i ceci, per l'appunto.

Perché vi dico questo? Perché oggi, secondo il Calendario del Cibo Italiano di Aifb, è la Giornata Nazionale dedicata alle zuppe di ceci, ed ho l'onore di esserne l'Ambasciatrice, per cui, se volete approfondire questo argomento, vi invito a leggere il breve articolo che ho scritto per il Calendario, mi farebbe molto piacere avere un vostro riscontro e capire quante altre zuppe a base di ceci, si possano contare nella nostra bella penisola.

Qualche mese fa vi proposi la ligure mes-ciua, una zuppa di ceci, fagioli e farro, tipica dello spezzino, nata dall'usanza di raccogliere dalle banchine, i legumi e le granaglie che cadevano dai sacchi difettosi, da parte delle mogli degli scaricatori di porto.
Oggi ho pensato di proporvi una zuppa a base di ceci e castagne che si prepara, in mille declinazioni diverse, soprattutto in quelle zone dell'Appennino dove abbondano i castagneti, in particolare in Toscana, Umbria, Lazio ed Abruzzo.
Per le popolazioni rurali le castagne erano un bene prezioso: buone, nutrienti e digeribili, rappresentavano un valido aiuto in cucina ed estremamente versatili. Pensate a quanto sono buone le castagne, semplicemente bollite o arrostite con una spruzzata finale di vino rosso, oppure alle confetture cremose e naturalmente dolci che se ne possono fare, o alla comodità di conservazione facendole seccare per poi 'rinvenirle' nel latte o nelle minestre, per non parlare della farina ottenuta dalla loro macinatura con cui preparare dolci, biscotti, pasta e pane.
Non mi resta che scrivervi la ricetta e darvi appuntamento al prossimo post.


zuppa di ceci e castagne

Ingredienti per 4 persone:
250 g di ceci secchi
30 castagne
1 cipolla 
2 carote
2 gambi di sedano
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
2 rametti di rosmarino
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Procedimento
La prima cosa da fare è quella di mettere i ceci in ammollo in acqua fredda per circa 12 ore cambiando spesso l'acqua.  
Una volta che si saranno ammorbiditi e reidratati scolateli e sciacquateli bene. Metteteli in una casseruola con un rametto di rosmarino, uno spicchio d'aglio in camicia e acqua abbondante. Portate a bollore, poi abbassate la fiamma e lasciateli sobbollire dolcemente per un'ora e mezza circa.
Durante i primi bollori si formerà una schiuma in superficie, toglietela con una mestola forata. Quando mancano circa 30 minuti alla fine cottura e il liquido  nella pentola sarà diminuito, di solito aggiungo un filo d'olio, una bella presa di sale e una macinata di pepe nero. Porto a cottura e poi li lascio lì, nel loro brodo.
Lavate le castagne e mettetele a lessare (senza incidere la buccia) in abbondante acqua salata con un paio di foglie di alloro, per circa 20/30 minuti, questo dipende sempre da quanto sono grandi. L'ultima volta ho addirittura fatto bollire le castagne solo per 10 minuti, spento il fuoco (dovevo uscire) e lasciate nella pentola fino a quando non si sono intiepidite. Erano cotte a puntino. Sbucciatele, eliminando anche la pellicina, e tenetele da parte.

zuppa di ceci e castagne

Pelate le carote, la cipolla e lavate bene i gambi di sedano. Tagliate a spicchi la cipolla, a rondelle  il sedano e le carote tagliatele in 4 nel senso della lunghezza, per un effetto più scenografico, altrimenti tagliatele a rondelle o a dadini.
In una casseruola fate scaldare 3 cucchiai di olio, aggiungete gli odori e lasciateli rosolare bene insieme ad un rametto di rosmarino, poi versate i ceci con il loro buonissimo brodetto, le castagne ed aggiungete dell'acqua calda o brodo vegetale, fino a coprire a filo le verdure. 
Rimettete sul fuoco e fate cuocere per una decina di minuti.
Se volete un aspetto più cremoso della zuppa, schiacciate con una forchetta qualche castagna e dei ceci. 
Prima di servirla assaggiatela e se necessario aggiungete del sale e del pepe, conditela con un filo d'olio e portate in tavola del parmigiano reggiano grattugiato.

zuppa di ceci e castagne

Alla prossima, 
Pippi


giovedì 27 ottobre 2016

Zucca al forno con crumble di nocciole


Zucca al forno con crumble di nocciole

Finalmente mi fermo un attimo, tolgo il grembiule, metto la macchina fotografica in stand-by e, mentre il temporale si allontana, approfitto per accendere il computer e scrivervi di una ricetta che vi avevo promesso, anche se, per la verità, parlare di ricetta, in questo caso, mi fa un po' sorridere.

Ma in fondo, chi non ama i piatti semplici e poco complicati, che con un nonnulla ti stupiscono e  che metti insieme in tre mosse soltanto? 
Questo è uno di quelli, non c'è ombra di dubbio.

Mettetevi all'opera dunque, cercate una zucchetta dalla polpa zuccherina e soda, delle nocciole, o noci, o mandorle, (e perché no, anche un miscuglio andrà benissimo) ma che siano di buona qualità, e qualche fogliolina di erba aromatica. Quelle che avete sul davanzale andranno benissimo! 

Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di trovare al supermercato, nel reparto del biologico, questa piccola zucca di cui, facendo ricerche sul web e nei libri, ne avevo apprezzato la fama, le caratteristiche organolettiche oltre che le sue peculiarità in cucina senza però aver avuto ancora la fortuna di trovarmici faccia a faccia.
Prende il nome dall'isola giapponese da cui proviene, Hokkaido. E' una zucca dalle dimensioni ridotte, con una scorza sottile e dura di un arancione intenso, e semi  più cicciotti e rotondi rispetto ad altre varietà di zucca più comuni.
In Francia la chiamano Potimarron, da potiron = zucca e marron = castagna, infatti la sua polpa dolce, farinosa e fondente ha un gusto che richiama moltissimo quello della castagna. 
L'ho portata a casa, l'ho studiata, annusata, accarezzata, fotografata e tenuta per un po' di tempo sopra la credenza per goderne dei colori caldi e avvolgenti.
Ma la curiosità di vedere come era fatta al suo interno e di assaporare la sua carne era tanta che, preso il coraggio a quattro mani e un coltellaccio di quelli che non perdonano, ho inciso la scorza e trafitto la sua polpa.  

zucca Hokkaido


zucca Hokkaido

E' bellina anche dentro, con un cuore pieno di semi, come del resto quello di tutte le zucche che, sembrano vuote, e invece..... 


zucca al forno con crumble di nocciole

Ingredienti
1 piccola zucca Hokkaido
30 g di nocciole
30 g di burro
30 g di pangrattato
30 g di pecorino romano, grattugiato
scorza grattugiata di limone
erbette fresche a vostro gusto (menta, melissa, maggiorana, origano, timo etc)
sale e pepe

Preriscaldate il forno a 200°.
Se trovate una zucca non trattata e biologica, vi consiglio di utilizzarla con la buccia.
Lavate molto bene la zucca, spazzolatela per eliminare eventuali tracce di terriccio, togliete anche i semi e i filamenti interni e tagliatela a spicchi.
Lavate e asciugate le foglioline delle erbette che avrete scelto (una manciatina sarà più che sufficiente), tritatele o tagliuzzatele.
Tritate grossolanamente le nocciole, mescolatele con le erbette, il pecorino romano, il pangrattato e il burro freddo a dadini. Un pizzico di sale, una spolverata di pepe e poi con la punta delle dita, lavorate velocemente il burro con gli altri ingredienti per ottenere un composto granuloso. 

zucca al forno con crumble di nocciole


Rivestite una teglia con carta da forno e sistematevi gli spicchi di zucca, cospargeteli generosamente con il crumble di nocciole ed infornate.

zucca al forno con crumble di nocciole

Il tempo di cottura varia a seconda dello spessore degli spicchi, ma considerate una mezz'oretta per un risultato ottimale. Verso la fine cottura date un colpetto con il grill giusto per abbrustolire un pochino di più il crumble. Ho servito le fette di zucca con una salsetta fatta semplicemente con yogurt greco, succo di limone e un pizzico di sale.

zucca al forno con crumble di nocciole


Alla prossima ricetta dove, le castagne, faran capolino!

Pippi




venerdì 14 ottobre 2016

Insalata di quinoa, ceci e uva nera


quinoa salad with purple grapes

Il mio è un inizio d'autunno pieno di dolcezza, di piccole, buone notizie che, finalmente, dopo mesi ci lasciano felici con prudenza; di un pomeriggio al sole con mia mamma, mentre consumiamo un pasto in riva al mare, come premio, e che, in barba a tutto, ci godiamo senza freni, inzuppando quelle spudorate patate fritte dentro chili di maionese e ketchup; di un piccolo gelato fuori stagione, diviso a metà, per  me noccioline e cioccolato, a lei la vaniglia e il resto del cono, pensando, in questo modo, di rimetter le cose in pari. 
Un autunno che aspettavo, fatto anche di pioggia fitta, squassata dal vento, proprio come oggi, di pomeriggi grigi perfetti per rifugiarsi sotto il plaid, leggere un nuovo libro e godersi il tepore della casa e di Leopoldino, che non mi lascia mai.

E mentre fuori la pioggia sferza contro i vetri puliti e il vento ulula impazzito facendo scappare tutti gli uccellini, vi preparo un piatto delicato pieno zeppo di chicchi: di quinoa, di ceci e di succosa uva nera. Il basilico è quello che rimane della mia produzione estiva che nell'orto ormai non esiste più se non per un vasetto che tengo, con gran cura sul davanzale di cucina. Sostituite quindi il basilico con aghi di rosmarino o altra erba aromatica, seguite il vostro gusto e soprattutto la disponibilità del momento.
Grazie per esser passati da qui.

grappolo di uva rossa



insalata di quinoa, ceci e uva rossa


Ingredienti per 4 persone:

200 g di ceci secchi
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
1  grappolo d'uva
200 g di quinoa bianca
succo di  limone
foglie di basilico
olio extravergine d'oliva
sale e  pepe

Procedimento.

- La sera prima mettete i ceci in ammollo in acqua fredda. 
- Il giorno seguente, scolateli, sciacquateli e fateli lessare in abbondante acqua per circa 2 ore con uno spicchio d'aglio e un rametto di rosmarino. Salate solo quando manca mezz'ora alla fine cottura. 
- Staccate i chicchi d'uva, lavateli, asciugateli e tagliatene alcuni a metà. 
- Sciacquate molto bene la quinoa in acqua fredda per eliminare la 'saponina', mettetela in una casseruola con il doppio del suo peso d'acqua, aggiungete un pizzico di sale e portate ad ebollizione.
- Coprite con il coperchio, abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere dolcemente per 15 minuti. Poi togliete dal fuoco, lasciate riposare 5 minuti e sgranate con una forchetta.
- Mettete i chicchi d'uva in una padella con un filo d'olio e saltateli per pochi istanti,
- Trasferite la quinoa in una ciotola, mescolatela con i ceci lessati e scolati, i chicchi d'uva, condite con un buon olio d'oliva, qualche goccia di succo di limone, sale, pepe e profumate con foglie di basilico o altra erba aromatica. 

insalata di quinoa, ceci e uva rossa

Alla prossima ricetta, sento un profumo di zucca nell'aria...
Pippi



mercoledì 5 ottobre 2016

Pane al grano arso - lievitazione naturale


pane al grano arso


Un sacchettino con della farina scura che sembra caffé, il profumo corposo, tra il tostato e l'affumicato che da solo basterebbe a far capitolare chiunque. 
Un regalo prezioso, quel sacchettino, da parte di un'amica, Annarita, con cui condivido molto: passioni, gioie e a volte dolori.

Come facevo a non provare a farci un pane tondo, senza spigoli, di quelli da tenere al riparo, avvolti in un panno ruvido e pulito? Una pagnotta dal colore e dal profumo intensi, rustica all'aspetto ma morbida dentro quasi contenesse una promessa? 

Pane al grano arso (lievitazione naturale)


 Non c'è grano più povero del grano arso, almeno questo era vero un tempo (oggi costa un occhio della testa), quando, dopo la mietitura del grano, per eliminare le stoppie e le male erbe, vi si dava fuoco. Ai braccianti, poveri in canna, veniva concesso di raccogliere le spighe e i chicchi di grano bruciacchiati, rimasti a terra. Questi chicchi dal profumo inconfondibile, venivano fatti macinare, ricavandone una sorta di semola scura, da mescolare a poca farina bianca per farne pasta e pane.

Solo recentemente, grazie ad alcuni agricoltori pugliesi, si è tornati a produrre farina di grano arso, con procedimento totalmente differente, però, da quello del passato, per scongiurare le conseguenze cancerogene insite nella bruciatura dei chicchi. Oggi, il grano, prima di esser macinato viene semplicemente tostato proprio come avviene per il caffé, con un metodi moderni e accurati, creando un prodotto sicuramente differente da quello del passato ma dallo stesso profumo di nocciole tostate, che lo rende un prodotto davvero unico. 

Non mi resta che darvi la ricetta e chiedervi scusa per tutto il tempo che ho lasciato passare dall'ultimo post ad oggi, ma la mia vita, al di qua dello schermo, funziona esattamente come la vostra, al di là dello stesso, diventando, nostro malgrado, una matassa da cui sembra non se ne possa uscire mai.
Poi capisci una cosa semplice, che basta darsi dei piccoli traguardi, senza strafare, senza tirare troppo il fiato, come si fa in montagna, di fronte ad una salita ripidissima, pregando che finisca presto. 

E arriva il momento che riprendi fiato, trovando nuove parole per riempire una pagina bianca.


pane al grano arso

Ingredienti per una pagnotta:

Prefermento con lievito naturale 1:4
40 g di lievito naturale solido (rinfrescato con una parte di lievito, una parte di farina e 45% di acqua)
160 g farina di forza bio
80 g acqua
2° impasto:
la massa del prefermento ( la mia era di circa 280 g)
450 g di farina 1
50 g farina di grano arso
325 g di acqua tiepida
12 g di sale
2 g di malto d’orzo


lievito naturale

Procedimento:
La sera prima preparate il preimpasto con lievito naturale rinfrescato la mattina ( 1 parte di lievito, 1 parte di farina e 45% di acqua): nella ciotola dell’impastatore con gancio a spirale mettete gli ingredienti ed impastate a velocità 1 per una decina di minuti. Lasciate l’impasto a temperatura ambiente tutta la notte ( ad una temperatura di circa 21° C) .
La mattina successiva mettete tutta la massa del preimpasto nella ciotola dell’impastatore e unite gli altri ingredienti: farina, acqua tiepida, il malto e dopo qualche minuto che avete iniziato ad impastare aggiungete il sale. Impastate fino ad ottenere una pasta ben strutturata,  per circa 10/15 minuti a velocità 1. Trasferite la pasta sulla spianatoia, formate una palla e mettetela in una ciotola coperta con un panno pulito. Fate puntare 30  minuti / 1 ora dentro il forno spento.


pane al grano arso

Trasferitela nuovamente sulla spianatoia, ben infarinata, fate delle pieghe, formate la pagnotta, trasferitela in un cesto di vimini foderato con un telo pulito oppure come ho fatto io nella 'campana' di terracotta di Emile Henry, spolverata con semola, chiudete il coperchio e lasciate lievitare per circa 2 ore o fino a quando l’impasto sarà cresciuto di una volta e mezzo.

Prima di infornare praticate dei tagli profondi con un coltello affilato o una lametta. Infornate a 230° C, dopo dieci minuti abbassate a 200° e cuocete per circa 40 minuti, poi togliete la campana, capovolgete la pagnotta e cuocete per 10 minuti. 

Pane al grano arso (lievitazione naturale)

Prima di tagliarlo fatelo raffreddare completamente sopra una gratella, coperto con un panno pulito.
Buona colazione!

pane al grano arso


Nel frattempo ho trovato dell'uva rossa succosa e buonissima!
Alla prossima ricetta
Pippi



mercoledì 14 settembre 2016

Baccalà alla livornese


Baccalà alla livornese

Che le vacanze estive fossero arrivate al capolinea, nonostante le temperature ci facciano provare la sensazione di essere ancora in pieno luglio, ne ho avuto conferma tangibile solo stamattina, mentre stendevo i panni sul terrazzo.
Subito poco dopo le otto, infatti, il quartiere si è come spento in un silenzio ovattato, senza più i capricci del primo mattino, le corse pazze in bicicletta, senza i palloni che saltano di qua e di là  e nemmeno più le partite a briscola, giocate con il nonno sul terrazzino di casa. Solo il crepitio di rami e foglie secche che bruciano negli orti e un fumo bianco, denso, che si insinua sfacciato, fin dentro casa ad affumicare ben bene i miei panni bianchi, immacolati e profumati di gelsomino.

Mi mancheranno i 'suoni' dell'estate, quelli che stanno intorno a me. Il rumore dei taglia erba per esempio, anche se spesso infrangono le ore di cortesia e che fra poco rimarranno chiusi nelle rimesse, o gli scoppiettii dei fuochi d'artificio che improvvisamente squarciano il  tranquillo cielo notturno, una sera sì e una sera no, tanto che alla fine perdi il conto e ti vengono a mancare quelle che una volta erano delle certezze.
Mi mancheranno i concerti di liscio nelle sagre che si tengono, a ripetizione, nel parco a poca distanza da casa mia, che da luglio a fine agosto fanno da sottofondo a tutte le nostre serate, immancabilmente con lo stesso repertorio. 
E mi mancherà, anche, non poter più sentir cantare, al mattino, 'Questo piccolo grande amore' dalla mia bella vicina, mentre sbriga le faccende di casa, ora che, iniziato il nuovo anno scolastico, tornerà dai suoi alunni, finalmente, come insegnante di ruolo. Brava Giuliana ce l'hai fatta!

Mi siedo in veranda per qualche minuto, aspettando che il sugo finisca di cuocere e penso ai cicli infiniti della vita, alla betulla che sta iniziando, di nuovo, a spogliarsi, alle tartarughe che non hanno più un grande appetito e ai miei panni, salvi, per fortuna, perché il vento ha finalmente deciso di girare a sud. #livethelittlethings (forse solo questo è il segreto)

Non mi resta che lasciarvi la ricetta di oggi, un 'must' della tradizione toscana, facilissima e abbastanza veloce da preparare. Sarà perfetta per il pranzo dei vostri ragazzi di ritorno da scuola, o per una cenetta tra amici, con il valore aggiunto che sarà ancora più buona se preparata, il giorno prima.

Torno presto, promesso. E, alle amiche di una vita, dico: ci vediamo, da Silvio, a Pariana, per un aperitivo?

Baccalà alla livornese

Ingredienti per 4 persone:

Per il sughetto:

1 cipolla
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
5 cucchiai di olio extravergine d'oliva
400 g di pomodori pelati
1 cucchiaino di zucchero
sale e pepe

Per il pesce:

600 g di filetto di baccalà (già bagnato)
farina q.b.
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Procedimento

Preparate il sughetto: pelate e tritate, separatamente, la cipolla e l'aglio, lavate, asciugate e tritate il prezzemolo e tenete da parte.
In una padella scaldate 4 o 5 cucchiai d'olio, unitevi la cipolla e lasciate rosolare molto dolcemente per 5 minuti, dovrà infatti diventare trasparente, mettete anche l'aglio e cuocete per un altro minuto. A questo punto aggiungete i pelati, scolati e tagliati a pezzettoni, salate, pepate e mettete lo zucchero, mescolate e cuocete a fiamma moderata per una decina di minuti.
Nel frattempo friggete il baccalà: con una pinzetta eliminate eventuali lische dal filetto di pesce, tagliatelo a pezzi senza togliere la pelle. Tamponate il pesce con della carta da cucina per asciugarlo bene e prepararlo all'infarinatura. Passate i filetti di baccalà nella farina, eliminate quella in eccesso scuotendoli leggermente e fateli dorare in una padella con olio caldo, per dieci/dodici minuti, iniziando a cuocerli dalla parte della pelle, quando questa sarà diventata croccante, dorateli da tutti i lati, ultimando la cottura.
Quando i filetti saranno dorati in modo uniforme, scolateli dalla padella e metteteli ad asciugare su carta da cucina.
Sistemateli poi nella casseruola con il sugo di pomodoro e portate a cottura per una decina di minuti a fiamma dolce. Regolate di sale e pepe e, una volta tolta la casseruola dal fuoco, profumate con il prezzemolo tritato.
Il baccalà alla livornese diventa ancor più buono se lo preparate qualche ora prima o addirittura il giorno prima. 

A seconda del gusto, potete aumentare la dose di cipolla e aglio, sfumare i filetti con il vino bianco dopo la doratura e volendo rendere il sugo piccante aggiungendo del peperoncino. 
Io, semplicemente, preferisco lasciare che il sapore del sugo non prevalga su quello del baccalà. Comunque la prova regina è il pane, da 'pucciare' nel sugo, rigorosamente, una volta che avete assaporato il pesce. Irresistibile!


Baccalà alla livornese


Alla prossima ricetta
Pippi


venerdì 19 agosto 2016

Galette ai pistacchi e fichi


Galette pistacchi e fichi

Leggo, studio, scrivo. 

La  macchina fotografica sempre accanto, anche quando non fotografo.
Mi basta sfiorarla con le dita per riacquistare sicurezza e rammentarmi quale sia il mio sguardo sul mondo e sulle cose. Solo con lei mi viene naturale.

Lascio allora che tutto scivoli liberamente, che le immagini trasportino profumi e colori, come il vento fa coi pollini, che le emozioni si mescolino alle parole e che da quel 'mirino' si apra un mondo e il mio cuore.
***

Cari lettori, in molti sarete ancora in vacanza quando questo breve post prenderà il volo sul web, mi premeva però lasciarvi la ricetta della crostata che potrete preparare con i fichi dolcissimi che troverete al vostro ritorno.

In questo periodo in cui sono stata lontana dal blog, ho continuato a lavorare alle mie ricette, ho scattato tante foto per nuovi clienti, inaugurato una mia piccola mostra in un contesto pieno di magia a Pontremoli in compagnia di Slow Food, ho rivisto amici cari che non voglio perdere più, riabbracciato cugini e zii lontani in una serata piena di dolcezza e mi son presa cura di una mamma che fa la 'birichina' ma che con la serenità che ci mette nell'affrontare la vita mi insegna, ogni volta di più, che solo l'amore vince e che un sorriso aiuta.

E che sorrisi siano, per tutti.
Buone vacanze a voi, io vi aspetto qui.


Gallette ai pistacchi con fichi e miele

Ingredienti:

Per la pasta:
200 di farina 
25 g di farina di mandorle
80 g di zucchero a velo
120 g di burro freddo
1 uovo
1 pizzico di sale

per la decorazione del guscio:
1 uovo
40 g di granella di pistacchi


Per il ripieno:
4 o 5 fichi ben maturi
30 g di farina di mandorle
2 cucchiai di miele d'acacia
foglie di menta, lavate e asciugate

Gallette ai pistacchi con fichi e miele

In una ciotola mescolate la farina con le mandorle in polvere, lo zucchero a velo e il pizzico di sale, aggiungete il burro freddo tagliato a cubetti. Sfregate con le dita in modo da ottenere un composto pieno di briciole, unite l'uovo leggermente sbattuto e continuate ad impastare velocemente per non scaldare la pasta. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola alimentare e tenete in frigorifero per 1 ora.
Preriscaldate il forno a 170°.
Lavate e asciugate i fichi che dovranno essere ben maturi, tagliateli a fette.
Su un piano infarinato stendete la pasta in una sfoglia non troppo sottile, ricavatene un disco di circa 30 cm di diametro, stendetelo sopra un foglio di carta da forno e farcitelo.
Distribuire sulla base la farina di mandorle, lasciando un bordo libero di circa 5 cm, adagiatevi le fette di fico, sovrapponendole leggermente le une alle altre, irroratele con il miele.
Rimboccate il bordo  sopra i fichi, spennellatelo con un uovo sbattuto, distribuitevi la granella di pistacchi in modo che aderiscano il più possibile alla pasta.Trasferite il dolce su una placca da forno aiutandovi con la carta, infornate e cuocete per circa 40 minuti.

Gallette ai pistacchi con fichi e miele


Una volta cotto lasciatelo raffreddare sopra una gratella e prima di servirlo decorate con foglioline di menta.

Gallette ai pistacchi con fichi e miele

Alla prossima ricetta
Pippi



mercoledì 20 luglio 2016

Filetto d'orata con pomodorini e olive


filetto d'orata con pomodorini e olive


Questa 'estate' mi sta piacendo.
Ora che le cose in famiglia si stanno prudentemente appianando, mi godo il suo caldo asciutto, la brezza che trasporta profumi che sembravano perduti e le passeggiate serali col cardigan sulle spalle.
Erano anni che non tornava un'estate così e non me la faccio di certo sfuggire, l'assaporo minuto dopo minuto, consapevole che non durerà in eterno.  

Respiro, il cuore non corre e, mi sembra, quasi, di amare e amarmi, di più. 

***

Ormai due mesi fa, ho avuto l'occasione di partecipare ad un piacevole evento presso l'Agriturismo La Casa Rossa (Massaciuccoli) e conoscere un po' più da vicino Olio Sagra uno dei marchi distribuiti da un'azienda leader nella produzione di olio extravergine a livello mondiale. Olio Sagra  appartiene infatti al gruppo SALOV (Società per Azioni Lucchese Olii e Vini) fondata nel 1919 grazie all'iniziativa di Dino Fontana, che riunì sotto un'unica etichetta un gruppo di commercianti e produttori d'olio della zona di Lucca. 
Daniele Piacenti, che si occupa per il gruppo di selezionare e miscelare i migliori oli extravergine prodotti nel bacino del mediterraneo, ci ha guidato in una divertente degustazione di oli spagnoli, italiani e greci, raccontandoci curiosità e aneddoti interessanti, spiegandoci le differenze organolettiche degli oli prodotti in paesi con caratteristiche climatiche diverse e del delicato compito di fonderle insieme per ottenere prodotti di alto livello che possano però andare in contro e rispondere al gusto del consumatore della grande distribuzione.
Importante, quindi, in termini di ricerca, sviluppo e innovazione, è lo sforzo e l'impegno quotidiano dell'azienda che investe moltissimo non solo nella selezione di materie prime di alta qualità, ma anche nei metodi di lavorazione sempre all'avanguardia fino addirittura alla scelta degli imballaggi, con controlli lungo tutta la filiera di produzione proprio per assicurare un alto standard di qualità e sicurezza per il consumatore.

Per la preparazione di oggi ho voluto provare però un prodotto Sagra 100% Italiano, abbinandolo, con successo, a dei filetti di orata saltati in padella.


***

filetto d'orata con pomodorini e olive


Ricetta tratta dal sito del mitico Gordon Ramsay che, diciamoci la verità, non ha inventato niente di nuovo con questo piatto, ma credetemi, l'aggiunta del succo di limone che rimane lì, nella padella, a riposare  insieme agli altri ingredienti, per alcuni minuti, riesce a dare una nota di freschezza ed originalità anche ad un piatto maledettamente semplice come questo.

Non vi nascondo che la rapidità e la semplicità di esecuzione di questo piatto hanno fatto pendere l'ago della bilancia nella mia scelta: durante l'estate non si possono passare ore e ore ai fornelli. Ma la verità è che, appena l'ho letta, ho pensato a Federica, mia nipote e alla sua voglia di imparare a cucinare mentre spulcia il mio blog in cerca di ricette semplici da fare al suo Marco. 
L'amore, l'ho sempre detto, fa miracoli!


Ingredienti per 4 persone:
4 filetti di orata
250 g di pomodori ciliegia 
70 g di olive nere
1/2 limone, il succo
1 mazzetto di prezzemolo
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Procedimento
Lavate i pomodorini, tagliateli a metà, lavate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente.
In una padella scaldate a fiamma dolcissima 3 cucchiai d'olio, aggiungete i pomodorini e lasciate cuocere un minuto, unite anche le olive, salate e pepate e cuocete sempre a fiamma dolce per 2 minuti. Togliete dal fuoco, mettetevi il prezzemolo e il succo di limone, mescolate e tenete da parte ad insaporire.
Preparate i filetti di orata togliendo eventuali lische, incidete la pelle con un coltello affilato, facendo tre tagli obliqui.
Scaldate a fiamma vivace una padella con un filo d'olio, mettete i filetti di pesce dalla parte della pelle, salate, pepate e cuocete, coperto, per 2 o 3 minuti, voltate i filetti e cuocete per 1 minuto. 
Scolateli, serviteli subito su un piatto accompagnandoli con il sughetto di pomodori e olive.

filetto d'orata con pomodorini e olive




filetto d'orata con pomodorini e olive

Alla prossima ricetta
Pippi



mercoledì 6 luglio 2016

Cheesecake ricotta e fragoline


cheesecake ricotta e fragoline

Arrivo da un periodo così denso di imprevisti che, se solo venerdì scorso, mi aveste domandato cosa avessi in programma per il mio anniversario, mi sarebbe, sicuramente, venuto da piangere. 
Di idee, in realtà, fino a qualche mese fa, ne avevo tantissime e pure grandiose. Avrei voluto festeggiare con una vacanza in un famoso Relais affacciato sul mare, oppure con una cena elegante in abito lungo nel ristorante più chic della Versilia, o un rinfresco romantico con tanto di catering,  e lanterne, e fiocchi bianchi, e fiori ovunque, proprio qui a casa, nel mio giardino. Ma una cosa l'ho capita: mai fare progetti troppo a lungo termine, meglio vivere un pezzettino di vita per volta.
  
Poi, non so come, le cose, a volte capita, si sgarbuglino da sole così come si erano ingarbugliate, e, quando tutto sembrava irrecuperabile e senza speranza, e mi sentivo anche piuttosto triste ed amareggiata, è arrivata la telefonata che mamma tornava a casa, che Lorenzo, mio nipote, fresco di maturità, ci avrebbe raggiunto per stare un po' con lei e che anche mia sorella si sarebbe fermata da noi.

Allora è bastato mettere un tavolino sotto la pergola del kiwi, vicino all'orto di casa ( quello è il punto più fresco e preferito di mamma, dove l'aria salata che arriva dal mare si incontra con quella frizzante che scende a fiotti dalle montagne, proprio dietro di noi),  per menù un piatto unico molto appetitoso preparato, fortunatamente in abbondanza, per lavoro, (poi ve lo racconterò),  due bottiglie dei miei 'vignaioli' preferiti, ( Coppo e Baracchi ), e un dolcino romantico per sussurrare, 'vi amo' e avere, inaspettatamente, l'anniversario di matrimonio più bello del mondo!


Per il dolce del mio anniversario ho preso spunto dal sito di Galbani, dove troverete tante idee di torte di compleanno  . Un cheesecake semplicissimo, che si fa in pochissime mosse e senza dover accendere il forno. 
Questa è una ricetta base che potrete personalizzare a vostro piacimento, per esempio aromatizzando la crema di ricotta con scorza di limone grattugiata o dei semini di vaniglia o, decorando il dolce con altra frutta fresca o caramellata. Volendo potreste mettere parte delle fragole o della frutta da voi scelta, sulla base di biscotto e poi versarci sopra la crema in modo da avere al momento del taglio un ripieno a sorpresa. 
Per festeggiare il mio anniversario, ho preferito dare un solo e delicato tocco di colore perché questo era il 'mood' del dolce che scelsi per il mio matrimonio, semplice, elegante e servito rigorosamente tra i filari di pomodori!

Auguri a te, amore mio, a me e a voi tutti !

Cheesecake alle fragoline e pistacchi

Ingredienti per una tortiera da 18 cm di diametro:
Per la base:
150 g biscotti secchi 
20 g di zucchero di canna
60 g di burro
Per la crema:
690 g di crema di ricotta (oppure 450 g di ricotta e 210 g di panna montata e 30 g di zucchero a velo)
9 g di gelatina in fogli
Per la decorazione:
125 g di fragoline di bosco o altro frutto di bosco
20 g di pistacchi sgusciati
foglioline di menta

Procedimento
Fate fondere il burro in un pentolino, tritate finemente i biscotti nel robot aggiungendo lo zucchero.
Trasferite i biscotti tritati in una ciotola e unirvi il burro fuso, mescolate con un cucchiaio in modo da amalgamare bene.


Cheesecake alle fragoline e pistacchi

Foderate il fondo di una tortiera, a cerniera, con carta da forno, imburrate la base e le pareti, versatevi i biscotti tritati e pressateli bene con il dorso di un cucchiaio in modo da rendere la base ben compatta e uniforme. Mettete la teglia in frigorifero per una mezz'oretta.
Spezzate la gelatina in fogli  e immergetela in una bacinella con acqua fredda, per ammorbidirla.
Lavorate la crema di ricotta con un cucchiaio, poi prendetene un pochino e fatela scaldare in un pentolino a fiamma dolce. Quando la gelatina si sarà ammorbidita, strizzatela e trasferitela nella crema calda, togliete dal fuoco e mescolate bene per facilitare lo scioglimento della gelatina, unitela alla crema di ricotta e mescolate.
* se usate la ricotta, lavoratela con le fruste elettriche insieme allo zucchero e alla panna fresca, dopo averne tenuto da parte 4 o 5 cucchiai che farete scaldare  in un pentolino. Aggiungetevi la gelatina ben strizzata, togliete dal fuoco e mescolate bene in modo che la gelatina si amalgami perfettamente. Lasciate raffreddare e rimettete la panna con la gelatina nel resto della crema di ricotta, mescolate.
  
Versate la crema sopra la base di biscotti, che nel frattempo in frigorifero si sarà leggermente indurita,


Cheesecake alle fragoline e pistacchi

livellatela e mettete in frigorifero per almeno un paio d'ore.

Cheesecake alle fragoline e pistacchi

Lavate e asciugate con carta assorbente le fragoline di bosco  e tritate i pistacchi.
Sformate la tortina dallo stampo, passando un coltellino lungo il bordo in modo da staccare la crema dallo stampo, aprite la cerniera, sfilate l'anello e con attenzione fate scivolare la torta sul piatto da portata.
Decorate la superficie con le fragoline seguendo il motivo che più vi piace, cospargete con la granella di pistacchi e mettete, qua e là le foglioline di menta (lavate e asciugate), servite ai vostri ospiti e buon anniversario!

Cheesecake alle fragoline e pistacchi

Alla prossima ricetta
Pippi



lunedì 27 giugno 2016

Torta ai lamponi caramellati


torta ai lamponi caramellati

Chi mi segue da un po' sa che la mattina è il momento della giornata che amo di più, quando i giochi non sono ancora fatti e tutto deve iniziare. Una piccola parentesi di lentezza, in una giornata che, il più delle volte, arriva a sera come un torrente impazzito verso il mare.
La cosa che apprezzo di più, vivendo in campagna, è il silenzio, rotto qua e là dai cinguettii, dal vento che fruscia tra le foglie degli alberi e, solo in lontananza, da qualche taglia erba al lavoro.
Poi di nuovo silenzio.
E' in questa dimensione, ultimamente a me molto congeniale, che riesco ad ascoltare i miei pensieri, a percepire meglio i più piccoli moti emotivi e ad accettare la vita che porta in sé cambiamenti ineluttabili, belli e brutti che siano.
E' lì, in quell'assenza di parole, in quell'immobilità solo apparente, che ricerco l'energia per vivere con serenità.

Quando per lavoro mi servono dei lamponi, ne compro sempre la quantità doppia o addirittura tripla per averne sempre di freschi e assicurarmene, almeno un po', di bellini, piccini il giusto e dalla forma e consistenza perfetta per essere fotografati. Finito il lavoro, quelli che rimangono non è che si buttano via, anzi, di solito li cospargo di zucchero di canna e li lascio macerare per la colazione del mattino con lo yogurt, altre volte li mescolo ad una insalata di misticanza cetrioli e ravanelli. Oggi, invece, li ho riuniti tutti in una padella, con zucchero, origano fresco e brandy, messi su fiamma dolce e aspettato che il calore caramellasse lo zucchero e li rendesse morbidi e cremosi, quasi come in una composta di frutta.
Ho sformato la torta e senza lasciarla raffreddare troppo, l'ho cosparsa con questo intingolo dal rosso brillante.


Torta all'olio d'oliva e lamponi

La ricetta è, molto liberamente, tratta da quella della AppleWalnut Cinnamon Cake di un libro che ha sempre il suo fascino "California Bakery".

Ingredienti:
230 g farina 00
200 ml olio di semi di girasole, spremuto a freddo
200 g di zucchero semolato
125 g di yogurt al naturale
2 uova
essenza di vaniglia
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1 pizzico di sale

per la decorazione:
200 g di lamponi freschi
3 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di brandy 

Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°.
Ungete e infarinate uno stampo rotondo.
In una ciotola setacciate la farina con il lievito poi aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale, in una seconda ciotola sgusciate le uova, mescolatele con l'olio (non devono montare), lo yogurt e le gocce di essenza di vaniglia.
Mescolate i due composti e versate l'impasto nello stampo.
Infornate e cuocete per circa 45 minuti.
Togliete dal forno, fate riposare nello stampo 5 minuti poi capovolgete la torta su una griglia per farla raffreddare completamente.
Mentre la torta si raffredda preparate i lamponi.
Lavateli delicatamente, metteteli in una ciotola con lo zucchero e un paio di rametti di origano fresco e lasciate macerare per una ventina di minuti in frigorifero, poi trasferiteli in una padella su fiamma dolce, dopo qualche minuto bagnate con il brandy, lasciate evaporare e appena la salsa comincerà ad addensarsi togliete dal fuoco.
Quando la torta sarà ancora tiepida versate i lamponi con la loro salsa sulla superficie in modo che la torta se ne imbeva. 

Servitela al volo e siate felici!

Torta all'olio d'oliva e lamponi

Alla prossima ricetta
Pippi