venerdì 25 settembre 2015

Insalata di peperoni al forno con capperi e origano–

insalata di peperoni

Da quando la mia vita è cambiata, i ritmi della giornata sono scanditi in modo differente.

Leopoldino mi ha insegnato la pazienza e il valore della quotidianità. Con il tempo ho imparato anche a comunicare con uno sguardo, evitando le parole quando sono superflue. Ci guardiamo intensamente,  noi due, e capisco al volo quando i suoi occhi chiedono solo baci, un biscottino o semplicemente che lo segua durante la caccia, tra cespugli di menta e salvia o sotto il grande albero di corbezzolo, in modo che io possa essere orgogliosa di lui. E lo sono, Leopoldo, lo sono tantissimo.  Con lui ho conosciuto la purezza di un amore incondizionato, per una ‘mamma di cagnolino’, così inadeguata, ansiosa e piena di difetti come me. Abbi pazienza, amore mio.

Torno subito  

Ma c’è anche qualcos’altro che guida la mia giornata: la luce. Dalla mattina presto, quando mi sveglio, la osservo, la studio mentre lei filtra dalle finestre. A volte arriva in modo morbido, quasi ovattato, come se colasse come miele sulla superficie delle cose e tra uno spazio e l’altro, altre volte invece entra sfrontatamente, cadendo dall’alto, scagliandosi sui profili degli oggetti e gettando ombre nette e minacciose, per poi diventare di nuovo, appena il tempo di girare l’angolo della casa e di abbassarsi lentamente, una luce impalpabile e leggera, che si fa strada con il ‘riflesso di sé’, correndo lungo i muri e i pavimenti con ombre lunghe e delicate che la precedono quasi a chiedere: ‘scusa, posso entrare?’.

Sei sempre benvenuta, luce mia. Sempre. E per quanto io possa guardarti, osservarti, seguirti, studiarti, fotografarti per imparare a conoscerti meglio, ogni volta mi rendo conto che questa è pura illusione. Una sfida infinita, luce mia. Grazie.

Arcobaleno

Siamo agli sgoccioli con la produzione di peperoni, per cui meglio che ce ne togliamo la voglia prima di un inverno lungo lungo.

Io nel frattempo, vi aspetto qui.

insalata di peperoni

Ingredienti per 4 persone:

5 peperoni

2 cucchiai di capperi

2 spicchi d’aglio

olio extravergine d’oliva

origano fresco

sale

insalata di peperoni

Lavate i peperoni e sistemateli, interi, in una teglia ricoperta di carta da forno.

Infornateli sotto il grill a 250° per una venticinque/trenta di minuti o comunque fino a quando la pelle non si sarà bruciacchiata, rivoltateli spesso in modo che si abbrustoliscano uniformemente.

Tirateli fuori dal forno e, ancora caldissimi, metteteli dentro dei sacchetti di carta (quelli del pane per esempio) o sacchetti per alimenti di plastica. Chiudeteli e lasciateli 20 minuti o fino a quando non saranno diventati quasi freddi.

Una volta raffreddati eliminate la pelle, che con questo procedimento verrà via come se fosse una pellicola, togliete il picciolo, tagliateli a metà, eliminate i semi e i filamenti interni e poi tagliateli a striscioline.

Sciacquate i capperi sotto abbondante acqua poi tamponateli bene. Pelate gli spicchi d’aglio, schiacciateli o tagliateli a metà. Lavate e asciugate l’origano e sfogliatelo.

Riunite le strisce di peperone in una ciotola, mettete l’aglio schiacciato, i capperi e le foglioline di origano, aggiustate di sale e condite con una buona dose di olio. Lasciate che si riposino almeno un paio d’ore prima di consumarli in modo che il loro sapore si arricchisca di aglio, capperi e origano.

insalata di peperoni

Pippi

lunedì 21 settembre 2015

Tartellette ‘furbe’ al miele d’arancio

tartellette con feta pere e miele d'arancio

L’autunno è arrivato, un paio di giorni e sarà qui. Nel cielo di oggi, di un azzurro profondo, il sole rende l’aria ancora dolce e calda tanto da poter lavorare l’orto con tranquillità e piacevolezza. Presto si trasformerà in un orto invernale dove le piante di pomodoro, melanzana e i verdi fagiolini lasceranno spazio alle lunghe foglie di cavolo nero e alle verze per farne minestre fumanti, ai finocchi da brasare con miele e succo d’arancia e al radicchio rosso da condire in una ciotola con le pareti strofinate di aglio fresco. La pergola del kiwi promette un buon raccolto quest’anno, piena com’è di frutti che penzolano seminascosti tra le foglie dei rami intrecciati e poi c’è il piccolo melo che, nonostante le sue dimensioni ridotte, ogni anno ci stupisce con i suoi esili rami piegati, in una sorta di inchino, sotto il carico di tutte quelle mele striate di rosso che farciranno torte e crostate.

Non penso mai che sia la fine di qualcosa, piuttosto l’inizio di un nuovo ciclo che porterà sensazioni fatte di colori e profumi diversi e non solo sulla mia tavola.

Per dare il benvenuto all’autunno ho scelto una ricetta facile che mescola alcuni dei sapori che sono nelle mie corde: frutta fresca, frutta secca, formaggio di capra e miele, tanto miele, il tutto racchiuso in una ‘pasta’ che in realtà non è ciò che sembra. Mi raccomando, non fidiamoci mai delle apparenze perché scendere un po’ più in profondità potrebbe farci scoprire cose sorprendenti. Torno subito

Goat cheese, pear and honey tartellette

 

  Con l’occasione approfitto per parlarvi anche di questo bel romanzo, La Custode del miele e delle api, (edito da Garzanti ) appena uscito in libreria che ho finito di leggere proprio ieri. L’autrice, Cristina Caboni, è una apicultrice che vive con la sua famiglia in Sardegna, terra dove ha ambientato la storia, avvincente e piena di magia, di Angelica, la protagonista.

Angelica è una giovane donna tormentata e infelice che ha trascorso  gli ultimi anni errando con il suo camper da un paese all’altro, come consulente apicultrice ma,  in realtà, fuggendo da se stessa. Angelica ha un dono unico e raro e  il richiamo del suo passato, il ricordo della sua terra, degli anni felici trascorsi con Jaja, diventa così potente e salvifico che lascia tutto e torna. E torna proprio in quella casa dai muri bianchi, in quell’isola dove terra, mare e cielo si spalmano l’uno nell’altro, torna in quel mondo magico, fatto di condivisione, di leggende, di api e di miele, in cui aveva vissuto da bambina facendo tesoro degli insegnamenti dell’anziana Jaja.

E’ la storia di una rinascita e di una presa di coscienza. La narrazione è melodiosa e carezzevole, ci si lascia trasportare dal turbinio di emozioni sensoriali che investe la protagonista fin da quando era bambina e che, forse, in molti abbiamo perduto o di cui non ci ricordiamo più.

Ogni capitolo è introdotto da una breve descrizione di un particolare tipo di miele. Leggendole non puoi che predisporti con animo leggero e purificato alla lettura e, in senso più ampio, alla vita.

Per voi oggi ho scelto il miele di arancio, perché, come dice l’autrice, ‘guida i gesti del cuore alla felicità’.

Goat cheese, pear and honey tartellette

Buona lettura!

Goat cheese, pear and honey tartellette

Ingredienti per 6 tartellette quadrate di cm 10x10

per la pasta sfoglia ‘furba’ (ricetta presa dal blog Profumo di Lievito di Adriano ):

250 g di farina 0

250 g di formaggio spalmabile (io ne ho usato un caprino)

160 g di burro

una presa di sale

1 uovo

per la farcia:

2 pere mature ma ben sode

200 g di feta

40 g di nocciole sgusciate

miele di arancio

germogli freschi

Goat cheese, pear and honey tartellette

Naturalmente ci sono due procedimenti, uno a mano e uno con il robot. Io ho utilizzato il robot mettendo la farina setacciata e un pizzico di sale, il burro a pezzetti e il formaggio. Ho azionato per alcuni secondi fino ad avere un composto sbriciolato. Se il vostro metodo sarà invece a mano vi consiglio di utilizzare comunque una ciotola capiente dove metterete farina e sale e poi il burro e il formaggio, lavorateli con una forchetta in modo da non scaldare l’impasto che dovrà rimanere pieno di briciole e pezzi di burro.

Stendete su un piano di lavoro un foglio di pellicola alimentare,versateci sopra le briciole e compattatele aiutandovi con la pellicola, cercando di dare una forma rettangolare all’impasto. Richiudete il panetto con la pellicola e mettetelo in frigorifero, nella parte più fredda, per una notte o per una decina di ore. Il giorno dopo lasciate il panetto a temperatura ambiente per il tempo che basta a farlo ammorbidire leggermente.

A questo punto, su una spianatoia infarinata, stendete il panetto con il mattarello, giusto per allungarlo un pochino e abbassarlo di spessore. Iniziate a fare le pieghe:

1 giro: piegate il lato più corto verso il centro e poi sovrapponetevi l’altro lato corto. Avvolgete il panetto ottenuto nella pellicola e rimettete in frigorifero per 30 minuti.

2 giro: mettete il panetto sulla spianatoia con il lato più corto di fronte a voi, stendetelo con il mattarello e poi ripetete le pieghe del primo giro. Rimettete di nuovo il panetto così ottenuto nel frigorifero sempre avvolto nella pellicola per altri 30 minuti.

(vedrete che l’impasto si compatterà e diventerà liscio e uniforme man mano che farete le pieghe)

3 giro: stendete di nuovo l’impasto e fate le pieghe, rimettetelo in frigorifero per altri 30 minuti.

Mentre l’impasto si riposa per poi essere steso definitivamente, preparate gli ingredienti per la farcitura.

Lavate le pere, tagliatele in quarti, eliminate i semi e affettatele molto sottilmente nel senso della lunghezza (tenete conto che in ogni tartelletta ci staranno circa 3 o 4 fettine a seconda della grandezza delle pere). Sbriciolate la feta e tritate grossolanamente le nocciole.

tartellette feta pere  e miele

Stendete la pasta in una sfoglia abbastanza sottile e ritagliate dei quadrati di cm 10x10. Sistemateli in una teglia ricoperta di carta da forno, spennellate i bordi con l’uovo sbattuto, mettete al centro di ogni quadrato le briciole di feta,

Goat cheese, pear and honey tartellette

disponetevi sopra le fettine di pera leggermente sovrapposte e le nocciole. Terminate con una dose generosa di miele.

Goat cheese, pear and honey tartellette

Infornate a 200° e cuocete per una decina di minuti, senza distrarvi troppo che poi è un attimo che vi si coloriscano troppo.

Con la lingua fuori

Goat cheese, pear and honey tartellette

Prima di servire decorate con dei germogli freschi o erbe aromatiche a vostro piacere.

Goat cheese, pear and honey tartellette

Pippi

mercoledì 16 settembre 2015

Schiacciata all’uva fragola

schiacciata con l'uva

Nella prima domenica di temporale, sfidando lampi e tuoni, con la corrente elettrica che andava e veniva, mi sono rimboccata le maniche per preparare questa focaccia dolce che, nella tradizione toscana, si mangia durante la vendemmia. Nulla e nessuno avrebbe potuto fermarmi, e mentre la focaccia si gonfiava e cuoceva, sciogliendo i succhi zuccherini dell’uva fragolina, lentamente la casa si riempiva di un dolce profumo.

Come non pensare a lei.

Della vendemmia ho ricordi lontani mescolati a storie di fantasia, tanto che, spesso, devo chiedere a mia madre per averne conferma. Di certo, non avevamo colline ricoperte di vigneti pregiati, con filari a perdita d’occhio, ma solo una pergola di uva bianca da tavola, con acini grossi e allungati che faceva, però, tanta ombra durante l’estate. Era appoggiata alla casa di nonna Iride e si protendeva in avanti sulla piccola corte e anche sopra un fazzoletto d’orto in cui, veramente, ho visto solo della terra smossa in cui nascondevano delle patate per la gioia di mio fratello minore che, all’età di due anni, adorava ‘zappettare’. Quando scovava una patata tutti dicevamo :“ uhhh  ma che bravo” ed io correvo, approfittando del momento, per sbaciucchiarlo, come premio, secondo me, un po’ meno secondo lui, in quelle guanciotte piene che quasi gliele succhiavo tanto erano tonde e morbide.

A me, comunque, quella pergola, sembrava enorme, altissima e pesante sotto il carico di quei grappoli dorati e scintillanti, il sole settembrino si intrufolava tra i pampini e i viticci facendoti strizzare gli occhi proprio mentre papà ti immortalava in uno scatto, in cui tu ti ritrovi con gli occhi chiusi e un sorriso smagliante, sdentato ma grato. Quella casetta bianca, sempre pulita e in ordine, con i vetri delle finestre sigillati con un morbido stucco che, a grattarlo con le dita, veniva via che era un piacere, aveva qualcosa di magico. La scaletta sconnessa scavata nella terra per raggiungere le piane dove vivevano le sue tortorelle dal collare grigio, il boschetto di castagni e felci poco più avanti, quartier generale di giochi e avventure, le due uniche oche bianche starnazzanti dalla mattina alla sera, ma rispettate come fossero vecchie signore, insomma, lì, tutto, assumeva un aspetto fiabesco. O forse, era semplicemente lei la ragione di tutto ciò. La depositaria di favole incredibili raccontate come solo lei sapeva fare: storie di formiche e cicale, di Pentin che rubava i fichi, di una bimba buona con una stella in fronte e di una invidiosa con una coda d’asino terribilmente sgraziata, agnellini  nascosti dentro i cassetti, principesse dai piedi enormi e maialini coraggiosi che sfidavano il lupo. 

Mi sono persa per un attimo nei ricordi e la focaccia è già pronta, anche un po’ più dorata del dovuto, il profumo però è dolce e promettente.

schiacciata con uva fragola

Non mi resta che scrivervi la ricetta. 

schiacciata con uva fragola

Ingredienti per una teglia rettangolare di cm 30 x 23

per la pasta:

250 g di farina tipo 1

2 g di lievito di birra

50 g di zucchero di canna integrale

1/2 bicchiere d’acqua tiepida

una presa di sale

per la farcia:

500 g di uva nera da vino ( io uva fragola)

4 cucchiai di zucchero di canna

semi di finocchio pestati

olio extravergine d’oliva

Procedimento:

Se volete una pasta leggera, preparate l’impasto la sera prima in modo da utilizzare pochissimo lievito. Procedete in questo modo: fate sciogliere il lievito di birra in poca acqua tiepida, mettete la farina in una ciotola e mescolatela con lo zucchero di canna. Iniziate ad impastare aggiungendo poca acqua alla volta (le quantità sono sempre indicative perché le cose possono cambiare a seconda della farina utilizzata, della temperatura o del tasso di umidità). Quando l’impasto si è abbastanza amalgamato trasferitelo su un piano infarinato, aggiungete il sale e continuate ad impastare premendo i palmi nella pasta e spingendo in avanti, poi girate leggermente l’impasto, piegatelo a metà e di nuovo premete i palmi e spingete in avanti; in questo modo attiverete il glutine e farete sì che i gas prodotti dal lievito si distribuiscano in modo uniforme. Continuate ad impastare con movimenti ritmici, senza aver fretta, prendetevi questi minuti (ce ne vorranno almeno dieci/quindici) per pensare a cose belle e piacevoli fino a quando sentirete sotto le mani la pasta diventare poco a poco liscia, morbida ed elastica. Una sensazione bellissima. A questo punto con la pasta fate una palla, mettetela in un contenitore, fate dei tagli profondi sulla superficie, ricoprite con un panno pulito e lasciate lievitare in frigorifero tutta la notte. Nel caso abbiate utilizzato più lievito basterà a questo punto tenere il contenitore in una zona riparata e al caldo della cucina e aspettare un paio d’ore.

schiacciata con uva fragola

La mattina successiva lasciate l’impasto a temperatura ambiente per un’ora almeno, si gonfierà ulteriormente. Capovolgetelo su un piano infarinato con delicatezza, dividetelo in due parti che stenderete in sfoglie piuttosto sottili. Io ho utilizzato il mattarello.

Ungete la teglia con l’olio, stendetevi una sfoglia in modo che sbordi leggermente, riempitela con i 2/3 degli acini d’uva (lavati e asciugati) e distribuitevi sopra due cucchiai rasi di zucchero di canna.

schiacciata con uva fragola

Ricoprite con l’altra sfoglia, premete con le mani in modo che l’uva del ripieno si schiacci leggermente e richiudete i bordi sigillandoli bene pizzicandoli con le dita.

schiacciata con uva fragola

Distribuite l’uva rimanente sulla superficie della focaccia ripiena, spolverate con gli altri due cucchiai di zucchero di canna, i semi di finocchio pestati e terminate con un filo d’olio extravergine. Lasciate lievitare per un’oretta coperta con un telo e in una zona riparata da correnti d’aria (io la copro con uno strofinaccio pulito e poi avvolgo tutto in una copertina di pile che uso solo per le lievitazioni).

schiacciata con uva fragola

Infornate a 160/180° e cuocete per circa 25/30 minuti fino a doratura (il tempo di cottura varia però da forno a forno). A fine cottura lasciatela riposare una decina di minuti dopodiché potete iniziare a tagliarla per due motivi fondamentali:

1) perché non potrete resistere dalla voglia di vedere come è venuta dentro

2) perché tiepida è la fine del mondo!

schiacciata con uva fragola

schiacciata con uva fragola

Buona vendemmia a tutti! Torno subito

schiacciata con uva fragola

Pippi

lunedì 14 settembre 2015

Risotto alla zucca, vongole e peperoncino– Riso Scotti Biolover

risotto  with pumpkin and clams

Mi sono svegliata un po’ più tardi stamattina e non sentendo il cicaleggio dei bimbi dei vicini intenti a giocare in giardino, mi sono resa conto che le scuole sono davvero iniziate. C’è uno strano silenzio nel quartiere senza di loro, nessuno che li riprende o li chiama per finire i compiti delle vacanze, nessun gioco del tipo ‘facciamo che io ero la principessa e tu eri il ranocchio’, nessuna esilarante partita a briscola in terrazza con il nonno, nessun pallone che vola sopra la recinzione per finire nel mio prato, nessuna biciclettina o monopattino che sfreccia nel parcheggio. Solo poche macchine che transitano, la signora Piera che apre la porticina della stia per far uscire le galline, qualcuno in lontananza che taglia la legna per l’inverno e la pioggia che scroscia a tratti,  e non aiuta.

E’ un nuovo inizio per tutti. Anche per me. Ci sono nuovi progetti in vista, nuovi percorsi da scoprire e, soprattutto, tantissime cose da imparare.

Rosa rossa

Tra i nuovi progetti del nuovo anno, da oggi, insieme a Roberta, Juls, Marianna e Nicole, vi presenterò una nuova linea di prodotti, firmati Riso Scotti. Riso Scotti ha fatto una scelta ecosostenibile molto importante, quella cioè di dedicare una bella fetta della sua produzione al mondo del Biologico con BIOLOVER. Di cosa si tratta nello specifico? 

Si tratta di una linea di prodotti che cerca di valorizzare il riso come cereale indispensabile per la salute: risi bianchi, semi integrali e integrali che provengono solo da qualità selezionate e lavorate con sistemi innovativi per mantenere tutti i valori nutrizionali. Anche le confezioni rispettano il principio dell’ecosostenibilità, pensate che sono realizzate con carta proveniente del recupero e dal riciclo del macero, le colle sono a base di farina e acqua e i colori di stampa privi di solventi.

Tra tutti i prodotti che fanno parte di questa linea biologica oggi vi parlo dei Risotti Riso Scotti BioLover dove il riso (Carnaroli semi integrale o riso integrale Ermes, a seconda della ricetta ) viene abbinato ad altri ingredienti, disidratati naturali, sempre biologici e di alta qualità. Ci tengo a sottolineare che non si tratta di risotti ‘pronti’ o ‘precotti’, esistono 4 ricette diverse, tutte molto gustose e di cui vi parlerò nei prossimi appuntamenti.

Per la ricetta di oggi ho scelto la delicatezza del Risotto alla Zucca e Semi, con riso Carnaroli semi integrale, a cui ho dato una nota di freschezza aggiungendo vongole, peperoncino e una manciata di foglie di menta al bergamotto.

risotto with pumpkin and clams

Ingredienti per 2 porzioni:

1 confezione di risotto alla zucca e semi BioLover (riso Scotti)

400 g di vongole

olio extravergine d’oliva q.b.

1 peperoncino

1 spicchio d’aglio * facoltativo

foglie di menta o basilico

risotto with pumpkin and clams

Per prima cosa mettete le vongole a spurgare in acqua fredda salata per almeno un paio d’ore e sciacquatele bene. Per la preparazione del risotto seguite le istruzioni sulla confezione, ci vorranno circa 18 minuti di cottura. Nel frattempo scaldate un cucchiaio di olio  in una padella, mettetevi uno spicchio d’aglio che poi eliminerete e il peperoncino piccante. Aggiungete le vongole, coprite con un coperchio e lasciate che si schiudano a fiamma vivace.

Ad un minuto dalla fine cottura del risotto aggiungete le vongole e il peperoncino. Togliete dalla fiamma, condite con un filo d’olio e le foglie di menta, servite subito.

risotto with pumpkin and clams

Pippi

martedì 8 settembre 2015

Cupcakes alle albicocche e cardamomo

cupcakes albicocche e cardamomo

Dopo un’estate che mi ha prosciugato l’anima, finalmente un settembre leggero e ventoso che porta profumi da ogni dove: erba medica, mirto, uva fragolina,  e di salmastro, il mio preferito, quando il vento spira, come oggi, dal mare.

E’ una specie di tregua, un intervallo confortevole dopo il caldo torrido degli ultimi mesi e prima che i rigori dell’inverno si facciano sentire. Sulla spiaggia, uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, gli ombrelloni spariscono come in un gioco di prestigio e lo sguardo torna finalmente ad indugiare lungo il profilo morbido delle dune per spingersi fino alle guglie frastagliate e taglienti delle mie Apuane. Sfondo maestoso, e senza eguali, visto da qui.

Il silenzio. Solo gabbiani e onde increspate che lambiscono e scuotono la battigia, in una linea di confine che muta di continuo. Qua e là pescatori solitari, seduti su uno sgabello, sembrano assorti nella contemplazione del mare o, forse, più semplicemente, sonnecchiano cullati dalla risacca. A ridosso delle dune, nella zona più riparata dal vento, una coppia di anziani, leggono il giornale con i berretti abbassati sugli occhi per proteggersi dal riverbero. Ai loro piedi, solo una borsa frigo blu, in attesa del pranzo. Irriducibili e ben organizzati.

In questo deserto grigio-perla che degrada fino ad immergersi nel mare, spunta un secchiello giallo, per metà seppellito dalla sabbia, e dimenticato lì, da chissà quale bambino; un tocco di colore, oltre al rosso del pattino del salvataggio e al mio asciugamano rosa.

Le palpebre diventano macigni, le immagini cominciano a sfocarsi e il respiro si accorda al ritmo leggero della risacca. Non ce la faccio e, piano, mi abbandono al sonno.

Arcobaleno

In un ‘clima’ così rilassato, fa presto a venirmi voglia di mettere qualcosa in forno per preparare un dolce adatto sia alla colazione che al té del pomeriggio.

La stagione delle albicocche è ormai finita, anche se se ne trovano ancora di dolci, potete sostituirle, però, con altra frutta come pesche, susine, fichi e,  tra poco, anche mele e pere. Il gusto dell’impasto è particolarmente delicato con una nota fresca ed esotica data dai semi pestati del cardamomo. 

Sbizzarritevi nell’abbinare frutta e spezie, per esempio: fichi e cannella, pesche e vaniglia, susine e noce moscata, mele e zenzero, pere e pepe lungo.

Io vi aspetto qui.

cupcakes alle albicocche

Ingredienti per 12 cupcakes:

200 g di farina di tipo 1

200 g di zucchero

140 g di burro a temperatura ambiente

2 uova

1 cucchiaino e 1/2 di lievito per dolci

5 o 6 albicocche

5 bacche di cardamomo

zucchero a velo q.b.

un pizzico di sale

cupcakes alle albicocche

Lavate e asciugate le albicocche, tagliatele a metà, eliminate il nocciolo e affettatele non troppo sottilmente.

Lavorate il burro morbido con lo zucchero (meglio con una frusta elettrica) finché non avrete un composto chiaro e spumoso. Aprite le bacche di cardamomo, togliete i semi, pestateli leggermente e metteteli nel composto di burro con un pizzico di sale. Aggiungete le uova, una alla volta per incorporarle bene. Setacciate la farina con lievito in un colino dalle maglie non troppo fitte e unitela al composto.

Sistemate i pirottini in uno stampo per muffins e distribuitevi il composto, inserite almeno 3 fettine di albicocca in ogni dolcetto e spolverate generosamente con zucchero a velo.

cupcakes alle albicocche

Infornate a 180° e lasciate cuocere per circa 25 minuti circa.

cupcakes alle albicocche

 

 

cupcakes alle albicocche

Pippi

mercoledì 2 settembre 2015

Fichi caramellati

fichi caramellati

E’ dallo scorso inverno che aspettavo questo momento, da quando Teresa, per Capodanno, mi ha regalato un vasetto  contenente una manciata di fichi dorati fluttuanti in un caramello denso e mieloso.

Qualche settimana fa vedendo l’albero di fico del vicino carico di frutti che promettevano bene, le ho mandato un messaggio veloce: “mi mandi la ricetta dei tuoi fichi caramellati ?”, la risposta è arrivata da lì a poco sul mio telefonino esauriente e suggestiva come poche: “Allora: fichi verdi, belli sani e con la buccia. La quantità dipende dal tegame perché devono starci tutti senza che uno vada sopra l’altro. Li lavi, li disponi nel tegame, li copri di zucchero e te li scordi per qualche ora. Trascorso questo tempo aggiungi un bicchiere d’acqua e un pochino di limone grattugiato, non è fondamentale ma ci sta. Cominci a cuocere stando attenta che lo zucchero non si bruci ma vedrai che l’aggiunta dell’acqua funziona. Nella cottura tutto lo zucchero si scioglie e il composto prende l’aspetto di un calderone dove i fichi roteano su se stessi restando integri. Ti puoi distrarre e fare altro. Quando però vedi che lo zucchero comincia a rapprendersi è il momento di stare nuovamente attenti perché vedrai che ad un certo punto si ‘appalla’. Ecco, lì devi spegnere, prima di quel punto o non riuscirai a mangiarli perché da freddi saranno cristallizzati. Il consiglio è di provare la prima volta con una piccola quantità in modo da capire tempi e consistenze, poi tratti il composto come una marmellata: metti nei barattoli sterilizzati, capovolgi, aspetti e mangi!” 

Torno subito

candied figs

Ingredienti per due vasetti da 250 ml :

20/25 fichi freschi, non ammaccati, sodi ma maturi e integri

400/500 g zucchero semolato

1 bicchiere d’acqua

scorza grattugiata di 1 limone non trattato

candied figs

Non potrei raccontarvi la ricetta meglio di come Teresa lo ha fatto per me, seguendo le sue indicazioni mi sono presa anche la libertà di preparare altre piccole cose mentre i fichi ‘roteavano nel calderone’.

L’unica differenza è che dopo un primo tentativo con dei fichi comprati, pagati un occhio della testa ma che non sapevano di niente, non ho avuto altra scelta che tornare a far visita, di notte, all’albero di fichi del mio vicino. Tutti quei rami sporti in avanti, carichi di frutti sembravano dire: ‘prendimi’. Così li ho presi. Tanti e buoni.

Per invasarli ho sterilizzato i vasetti di vetro nel microonde per alcuni minuti dopo averli lavati molto bene in acqua calda e sapone, ho adagiato con molta attenzione una decina di fichi per vasetto e ricoperti con il caramello ancora bollente. A questo punto li ho sigillati ermeticamente con i tappi nuovi, capovolti a testa in giù  ho aspettato che si raffreddassero e facessero il sottovuoto. Ora quei vasetti sono etichettati e  ben allineati, accanto alla conserva di pomodoro, nella mia dispensa, rigorosamente al buio, aspettando Natale per iniziare a gustarli con formaggi stagionati o delicate carni bianche.

candied figs

 

candied figs

Buon settembre a tutti!

Pippi